Il gatto

mercoledì 17 ottobre 2012
...quelli dell'astronave madre, capendo che le comunicazioni - almeno in un senso - si erano interrotte, decisero di mandare un gatto.
Non un gatto parlante, non un gatto di 50 chili e nemmeno un gatto con gli stivali. Mandarono un semplice gatto, neanche di razza, senza invero spiegargli nemmeno con precisione cosa doveva fare.
"Vai e fatti vedere" era stato l'unico ordine.
A lui non andava a genio... farsi vedere? E da chi? Lì c'era solo un tizio, che a quelli che stavano là sopra assomigliava oramai solo vagamente. Come accadeva sempre, del resto. Chi sbarcava finiva per cambiare, lentamente, lentamente. Poi si perdevano i contatti, e tutti finivano col confondersi per sempre tra gli indigeni, preoccupandosi dell'auto da cambiare o di poter guardare in una scatola di vetro idioti con poca fantasia nel vestire rincorrere come forsennati una palla di cuoio, col solo intento, per giunta, di buttarla via.
Naufraghi venivano chiamati.
Ad ogni modo il gatto si fece vedere, a malincuore. Si lasciò pure avvicinare - tanto per essere sicuro di non dover tornare una seconda volta -, ma non accarezzare... di quello non si era mai parlato.
« Meehwh » disse fissando il naufrago con i grandi occhi screziati.
« Ehi! »
« Meehwh »  tornò a dire più forte, con la coda alzata. E Meehwh, nel linguaggio dei gatti, significa più o meno "coglione".
«Miciomiciomiicio.»
Il gatto socchiuse gli occhi, abbassò la coda e piegò le orecchie all'indietro.. gesti che nel suo linguaggio corrispondono a "senza speranza.".
A quel punto il tizio lo sorprese: «Vai e riferisci che ho ricevuto il messaggio. »
Il felino alzò un orecchio solo, incuriosito.
« C'è sempre speranza. » 
« Meehwh! » e divertendosi a inseguire una farfalla il micio tornò senza accorgersene nel luogo da cui era venuto,  l'angolo della memoria a cui appartengono tutti i gatti perduti.  


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